Stregoneria Tradizionale, Tradizione Nordica
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Quando le fonti non bastano.

Con mio sommo piacere, ho conosciuto ( e spero conoscerò) molte persone che come me, si prodigano per ricostruire  e soprattutto, ripercorrere gli antichi culti della stregoneria, anche se questi prendono nomi coniati in tempi moderni nonostante le loro radici come la Hedgewitchcraft. Ultimamente m’interrogavo su una questione molto importante, questione che spesso chi pratica la stregoneria moderna usa come scusa per continuare con le stupidaggini inventate da hippies affumicati dalle canne, ovvero: come agire quando le fonti non bastano? 

 

In realtà il primo passo fondamentale da fare è quello di cominciare a guardare la pratica con un’ottica un po’ diversa da quella che noi tutti siamo abituati, molte persone più giovani di me e più grandi, hanno cominciato il loro percorso ad un età molto giovane (12, 13, 14 anni), questo è molto bello da un lato, poiché nell’adolescenza siamo tempestati da domande esistenziali e l’ipersensibilità ci porta a percepire alcune realtà in modo del tutto particolare, ma purtroppo, la mancanza di esperienza (ed è anche giusto che sia così) ci porta a scoprire l’Arte in modi molto comuni e i milioni di libri sulla wicca, che tutti noi abbiamo letto, anche se non abbiamo mai abbracciato quella filosofia, ci hanno in un certo senso “deviato”, facendoci credere che per una pratica ricca e completa, servono una serie di gesti, rituali e parole. Questo è impossibile. E’ impossibile perché, salvo alcuni culti istituzionalizzati, la pratica dell’Arte è comune ma strettamente individuale. Quindi quando presi da una coscienza più matura, ci rendiamo conto che tutte le amenità scritte e dette da i seguaci dei seguaci di chi ha fondato la Wicca, sono oltre che uno specchio rotto e logoro della wicca stessa, sono anche cose senza nessun fondamento culturale, sono dei brutti copia/incolla fatti ed incastrati da tutti quei pennivendoli che sperano di campare scrivendo da qualche parte che loro stono pagani/scrittori, noi nel nostro piccolo ci adoperiamo per percorrere all’indietro il percorso delle streghe di un tempo, per ritrovare le vere pratiche della nostra cultura, paese, regione o richiamo ancestrale. Dove andiamo a parare come prima informazione? Le fonti, ovvio, senza citare quali fonti e come, ci siamo ritrovati immersi fra saghe, preghiere in dialetto, deposizioni degli inquisitori e tante altre forme di documenti scritti o trascritti, sperando di ritrovare pian piano le radici di un culto. Ma come detto prima, la nostra mente è stata deviata proprio nel momento in cui, nel nostro sviluppo umano, siamo più ricettivi e vogliosi d’imparare (in teoria), quindi sento moltissime persone che mi chiedono informazioni su festività di una tradizione o rituali di un’altra, il fatto di ripercorrere dei vecchi cammini non vuol dire che da qualche parte prima o poi riusciremo a mettere insieme dei pezzi, giusto per poterla chiamare tradizione e fare le cose che facevamo a 12 anni, solo che prima onoravamo il Dio e la Dea mentre adesso vorremmo fare le stesse cose ben strutturate cambiando solo i nomi delle divinità o le date delle feste. NON E’ COSI CHE SI RICOSTRUISCE UNA TRADIZIONE. Bisogna prendere atto che secondo i nostri standard mancheranno sempre dei pezzi, perché probabilmente non sono mai esistiti o perché nessuno ha tramandato quel particolare rituale in modo che cani e porci potessero accedervi (leggiamo spesso del sig. antropologodiquestafava che va a destra e a manca alla ricerca di antichi culti, come se tutto il mondo gli dovesse raccontare tutto solo perché lui/lei è curioso di sapere, ceeeeerto!) quindi mettiamoci l’anima in pace e pensiamo seriamente cosa si può fare nel momento in cui abbiamo setacciato tutti i testi che parlano della tradizione che c’interessa (e con questo intendo in tutte le lingue possibili in cui è stato scritto, ricordo che l’italiano lo parliamo solo in Italia come lingua madre), per i più reticenti basterà cambiare i nomi delle divinità, bere da un corno o dire quanto amano Odino/Thor/Frejya (si sempre di tradizione nordica parlo) per essere contenti, buon per loro, per quanto mi riguarda chi agisce così non è da prendere troppo sul serio, in quanto probabilmente il suo studio, se così possiamo definirlo, avrà le sue belle e spaventose lacune. Parliamo piuttosto di quelle persone che si ritrovano con un senso di “vuoto” e non sanno come colmarlo.

Ho chiesto ad alcune persone di fiducia, come agiscono nel momento in cui si ritrovano con qualcosa che manca alla loro pratica, coscienti tutti che al giorno d’oggi esistono autori e personaggi che si sono occupati della ricostituzione del culto/tradizione nel modo più filologico possibile, ma pur sempre aggiungendo dei pezzi per loro logici, che non è detto lo siano anche per noi. Io per esempio non condivido il modo di vedere la spiritualità di Edred Thorsson, soprattutto i suoi consigli sui rituali,troppo strutturati e troppo simili al neopaganesimo, secondo me. Ma sopratutto coscienti del fatto che non tutto ha per forza una struttura standard e non tutti fanno le cose allo stesso modo, mi hanno risposto, più o meno tutti nello stesso modo, dandomi conferma che quello che pensavo io non era poi così assurdo. Quello che sto per dire, potrà sembrare una rivelazione ovvia e idiota e forse infatti lo è, ma credo che la cosa migliore da fare sia seguire il proprio istinto.

Con questo, non sto parlando del sentire con cui tante persone si riempiono la bocca solo per giustificare la propria ignoranza ( tanto si sa, alla fine la gente si mostra proprio per quello che è cit. Nike Brianna), io parlo di un istinto ben radicato in noi che ci porta a compiere gesti ed azioni in onore di una divinità perché l’obbiettivo è quello di trasmettere qualcosa, non c’è giusto o sbagliato, ci siamo solo noi, il nostro volere e le divinità. L’instinto di cui parlo è il prodotto del nostro essere risvegliato e di tutto quelle informazioni ed esperienze che abbiamo immagazzinato nei nostri anni di pratica e studio, è una voce che ci parla dall’interno che sa benissimo cosa dobbiamo fare per arrivare al nostro scopo, l’istinto ci fa sopravvivere e non sbaglia mai. Tanto si sa, fra simili ci si prende sempre, anche se non si riutilizza nello stesso modo o si seguono pantheon differenti, la gente che ha fatto un lavoro interiore per fare uscire quell’istinto selvaggio che ha permesso alla nostra specie di comprendere il divino, si riconosce e spesso non serve guardarsi in faccia per capirlo.

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1 commento

  1. blackravenwizard says

    Penso davvero che l’istinto sia la chiave di tutto.
    Una cosa che tutti noi dovremmo sempre riproporci di fare è quello di dedicare del tempo a lasciarci andare ad i nostri impulsi più profondi… Bel post. Buona domenica 😉

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